Tour di Pisa

Dal B&B Belleville, andando a sinistra, si raggiunge via Luigi Bianchi. Si nota al di là della strada l’ ingresso all’ Arena Garibaldi, attualmente lo stadio della squadra di calcio del Pisa con una capacità di 35.000 spettatori. Nacque nel 1807 come teatro diurno per spettacoli e giochi vari, con un palcoscenico centrale e tutt’ intorno una pista per le corse dei cavalli. Secondo le cronache, la prima costruzione era piuttosto rozza con parti in muratura e assi di legno grossolane, nel 1831 fu ampliato e abbellito con un grande arco in muratura all’ ingresso.

 

In via Luigi Bianchi sulla destra si vede il Palazzo Ricciardi-Bargilli, ottocentesco e con facciata ornata da tre busti simboli di giovinezza, maturità e vecchiaia.

 

Le Mura di Pisa

 

Le Mura di Pisa
Le Mura di Pisa

Proseguendo si arriva alle mura urbane. La Porta da cui attraverseremo si chiama Porta a Lucca, uno degli accessi alla Parte Nord della cinta muraria. Questa porta fu costruita nel 1544 insieme al bastione che si trova accanto, chiamata così perchè, appunto, immetteva nella strada per Lucca.

Quest’ area è denominata Largo del Parlascio, perchè precedentemente si usava la Porta del Parlascio, poco distante.

Fino agli inizi del 20°sec. ha funzionato come centro di una stazione per diligenze, e dintorno vi erano stalle, fienili, botteghe di finimenti, locali per maniscalchi. Recenti scavi archeologici hanno rilevato l’esistenza anche di una gabella dove si pagava il dazio per l’ ingresso in città.

Le mura sono di origine medievale, costruite nel periodo della Repubblica Marinara. Prima di queste, Pisa aveva altre mura romane, ma molto più ristrette e che riguardavano soprattutto la parte Sud della città. L’ incremento demografico portò alla necessità di questa nuova cinta, costruita con blocchi squadrati e regolari di materiali provenienti da Livorno e dalle cave delle vicine San Giuliano Terme e Asciano. Queste mura circondano la città per circa 6 km, hanno uno spessore di 2,20 metri e un’altezza media di 11 metri. I camminamenti sopra sono accessibili.

 

I Bagni di Nerone
I Bagni di Nerone

Oltrepassata la porta si notano subito i Bagni di Nerone: il nome fu erroneamente attribuito nel Medioevo, in realtà questo edificio termale risale al I-II sec. d.C., quando l’ imperatore era Adriano. Sono l’ unico edificio di epoca romana rimasto a Pisa, ben conservato è il sudatio laconicum, il locale dove affluivano le acque calde, e doveva essere riccamente decorato, perchè sono stati ritrovati marmi e statue che lo ornavano.

 

Dal Largo del Parlascio se guardiamo a destra si vede già la Torre Pendente, proseguendo in quella direzione si arriva in Piazza dei Miracoli.

 

Piazza dei Miracoli

 

Patrimonio dell’ umanità dal 1987, la Piazza è composta da 4 monumenti principali, ossia il Duomo, la Torre Pendente (il campanile), il Battistero e il Camposanto monumentale. Il nome “Campo dei Miracoli” le fu attribuito da D’ Annunzio.

 

Il Duomo: dedicato a Santa Maria Assunta, fu iniziato nel 1064, dopo una clamorosa vittoria dei Pisani contro i Saraceni. L’ architetto Buscheto ebbe a disposizione un grande capitale e vi riversò tutta la cultura che aveva da viaggiatore del Mediterraneo con riferimento alle basiliche classiche romane e alle architetture arabe e armene. A metà del XII sec. l’ opera fu continuata da Rainaldo che allungò il corpo longitudinale e fece una nuova facciata. Ma nel 1595 la sbadataggine di un operaio che lavorava alle lastre di piombo provocò un incendio che devastò gran parte degli arredi e il soffitto che fu poi ricostruito a cassettoni. Federico I dei Medici commissionò nuovi addobbi e arredi.

Le unghiate del Diavolo
Le unghiate del Diavolo

La facciata è in stile romanico-pisano e costruita con marmo bianco, giallo e grigio. Bellissimi i portoni con rilievi in bronzo che da pochi anni sono protetti da transenne poichè l’ usanza superstiziosa di andare a sfregare alcune figure, soprattutto nel portone centrale, in particolare la lucertola (propriziatoria per gli studi),  la rana (simbolo di fortuna), il seno di una figura femminile (fertilità), ne stava facendo consumare le forme. Di particolare rilievo artistico è la Porta di San Ranieri, sita nel lato posteriore del Duomo, di fronte alla Torre.

Di fianco alla Cattedrale si trova un blocco di marmo solcato e bucato: si dice che quelle siano le “unghiate del diavolo”, che fece questo dispetto perchè geloso della bellezza dell’edificio, e una cosa curiosa è che, ogni volta che si contano, il conto non torna mai uguale.

 

La Torre Pendente
La Torre Pendente

La Torre Pendente: la famosa torre è in realtà il campanile della Chiesa. La sua pendenza è di circa 4,50 metri rispetto alla base. Fu iniziata da Bonanno Pisano nel 1173 su fondamenta profonde 3,50 metri, ma arrivati al terzo piano, la torre iniziò ad inclinarsi. Solo nel 1275 riprese la sua costruzione Giovanni di Simone, che realizzò altri 3 piani cercando di compensare la pendenza dei primi, infine Tommaso di Andrea Pisano concluse l’ opera con la cella campanaria. Si nota infatti che la linea di innalzamento della Torre si piega in senso opposto alla pendenza totale. Quando fu finita, continuò ad inclinarsi tanto che si temeva potesse cedere, invece ha resistito per secoli, anche se con vari interventi per rafforzarne la base.

All’ interno, al primo piano, sono sistemati gli strumenti per misurare la stabilità della Torre e un’ iscrizione ricorda l’ esperimento svolto da Galilei, ossia il lancio di due sfere metalliche, una piena e l’ altra vuota, per misurare la velocità di caduta.

Per arrivare in cima dobbiamo salire 293 gradini, resi lisci e solcati dall’ usura, dalla cima della Torre si vede lo splendido panorama della città con le pianure dintorno, i monti a settentrione, il mare e nei giorni più limpidi si intravedono le sagome delle isole dell’ arcipelago toscano. La cima della Torre ospita ben 7 campane che hanno ciascuna un nome diverso dall’ altra, perchè ciascuna serviva per un momento diverso della giornata.

 

Il Battistero
Il Battistero

Il Battistero: anche il battistero di S. Giovanni Battista ha una lieve pendenza di 45 cm. Iniziato nel 1152 dal pisano Diotisalvi, costruita la prima parte in stile romanico, iniziarono a mancare i soldi, i Pisani pagarono volontariamente una moneta d’ oro a carico di ogni famiglia, che per il tempo era molto. Dal 1260 Nicola Pisano costruì la seconda parte, infine nel XIV sec. si costruì la cupola, ricoperta in tegoli rossi tranne la parte davanti al Duomo, che è in piombo. Una curiosità è l’ acustica del Battistero: l’ eco si ripete più volte e con tonalità diverse.

 

Il Camposanto: è un cimitero a pianta rettangolare, detto “Camposanto” perchè, quando fu edificato, nel periodo in cui Pisa era Repubblica Marinara, furono fatte portare un certo numero di navi ricolme di terra proveniente dalla Terra Santa appunto per riempirlo, e pare che questa terra fosse in grado di far decomporre un cadavere in appena 24 ore. E’ un vero scrigno di opere d’ arte, vi si trovano sarcofagi di epoca romana che le famiglie pisane più facoltose acquistavano per riutilizzarli, affreschi ispirati alla cultura dominicana degli artisti più dotati. Da notare l’ affresco del Giudizio Universale che ricorda la visione dell’ aldilà descritta da Dante Alighieri e “il Trionfo della Morte”, il cui restauro è durato 20 anni ed è stato molto difficoltoso a causa dei danni provocati dall’incendio avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale.
Nell’ ‘800 fu il primo museo cittadino ed era molto apprezzato da visitatori europei, con il tempo però la fama della torre ha prevalso.

 

La Fontana dei Putti
La Fontana dei Putti

La Piazza dei Miracoli è limitata nella parte settentrionale e occidentale dalle mura urbane, sul lato meridionale si trova l’antico Ospedale della Misericordia, oggi Ospedale Santa Chiara, che fu fatto edificare dai Medici, chiudendo così il ciclo ideale della vita rappresentato dai monumenti della Piazza: il battistero che è la nascita dell ‘uomo, il duomo che è la maturità, la torre che è l’ elevazione alla fede, il cimitero che è la morte e prima di questa l’ inevitabile ospedale.

 

Altri monumenti “minori” che troviamo in Piazza dei Miracoli sono la Fontana dei Putti, il Museo delle Sinopie, dove sono conservati i disegni preparatori degli affreschi del Camposanto, e il Museo dell’Opera del Duomo.

 

Proseguendo lungo via Santa Maria, sul lato meridionale della piazza, al numero 108, proprio all’ inizio della via, si trova l’ Ospizio dei Trovatelli, cioè dei bambini abbandonati dai genitori. In facciata, sotto la terza finestra a destra della porta, si trovava una finestrella con una cornice di marmo e ornata da un rilievo che rappresenta un neonato in fasce. In quella finestrella era sistemata una ruota girevole, dove si poteva lasciare il neonato totalmente in incognito. La struttura che ospitava questo orfanatrofio è una delle poche architetture del ‘400 rimaste a Pisa.

 

Continuando per questa via, fra negozi di souvenir e ristoranti, si fanno notare molti Palazzi signorili, oggi per la maggior parte sedi o succursali universitarie, altri sono musei, biblioteche e pochi sono privati. L’università di Pisa infatti non ha sede in un solo edificio, ma le varie facoltà sono sparse per la città, che in pratica si può definire “un grande campus”.

 

Svoltando in via Luca Ghini, si trova l’ingresso all’ Orto botanico universitario, uno dei più antichi d’ Italia, con piante secolari e rare e visitare il Museo botanico allestito nella graziosa Palazzina delle Conchiglie all’ interno dell’ orto.

 

Piazza dei Cavalieri

Piazza dei Cavalieri
Piazza dei Cavalieri

Tornando indietro e proseguendo lungo via dei Mille si arriva all’ altra spettacolare piazza pisana, Piazza dei Cavalieri, che al tempo dei romani era il Foro e successivamente il cuore politico della città, chiamata “piazza delle sette vie”, perchè oltre alle cinque strade che si vedono oggi, se ne aprivano altre due, una fra il Palazzo dei Cavalieri e la Torre dell’ Orologio, l’ altra dov’è il Palazzo Puteano.

 

Il Palazzo dei Cavalieri, o della Carovana, sede della Scuola Normale di Pisa, una delle più prestigiose università, predomina nella piazza. Cosimo dei Medici lo fece costruire a metà ‘500 da Giorgio Vasari su un precedente Palazzo degli Anziani e fu la prima sede dell’ Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. La facciata è decorata con graffiti, che rappresentano in basso i segni dello zodiaco e più in alto personaggi allegorici (Arti, Dei, Virtù), poi si vedono i busti dei Medici e gli stemmi medicei e dei Cavalieri. La Scuola Normale che oggi vi risiede fu istituita da Napoleone nel 1810, su modello dell’ Ecole Normale di Parigi, poi riformata e riorganizzata in modo più moderno dai Lorena. Questa scuola ha visto passare numerosi direttori e docenti illustri, fra cui Enrico Fermi, Ulisse Dini, Giosuè Carducci.

A destra del Palazzo della Carovana si trova la Chiesa dei Cavalieri, dedicata a Santo Stefano e costruita anche questa su disegno del Vasari.

Di fronte alla Chiesa è il Palazzo Conventuale o Canonica, una volta destinato ai Cavalieri cappellani di Santo Stefano e oggi sede del Genio Civile. Altri due Palazzi nella Piazza erano dedicati all’ ordine dei Cavalieri: sono il Palazzo del Consiglio, con una facciata signorile e vivace e il caratteristico Palazzo dell’ Orologio, a sinistra del Palazzo dei Cavalieri, che doveva servire da infermeria e da abitazione per i Cavalieri anziani. Fu realizzato unendo due torri: a sinistra la Torre- palazzetto della Giustizia e a destra la Torre dei Gualandi, detta anche Torre della Muda, chiamata così perchè si usava per “mudare”, ossia far cambiare le penne alle aquile, simboli di Pisa o anche Torre della Fame, perchè pare che fu in quest’edificio che il Conte Ugolino fu rinchiuso a morire di fame insieme ai suoi figli per aver tradito Pisa, come ci racconta Dante nel canto XXXIII dell’Inferno. Il fatto che per disperazione il conte si fosse nutrito dei corpi dei suoi figli (già morti) sembra sia solo una credenza dovuta a una sbagliata interpretazione del canto, che è stato lungamente dibattuto senza mai arrivare a una conclusione certa.

 

I Lungarni

 

I Lungarni pisani
I Lungarni pisani

Da Piazza dei Cavalieri ci sono 3 percorsi possibili per andare sui Lungarni:

 

-Si può riprendere per via Santa Maria, vedendo Palazzo Quaratesi, la Parrocchia di San Nicola, il Palazzo delle Vedove e infine, all’ incrocio con il Lungarno Pacinotti, il Palazzo Reale che ospita un importante museo d’ arte nazionale.

 

-Si può proseguire in via Ulisse Dini, a destra della Chiesa di Santo Stefano, dove possiamo ammirare la statua bronzea di Ulisse Dini, famoso matematico pisano. Finita la strada, ci si trova in Borgo Stretto, una delle principali vie del centro, che sfocia in Piazza Garibaldi e sul Lungarno.

 

-Se prendiamo via San Frediano, poi svoltiamo in via Domenico Cavalca, possiamo vedere la Torre del Campano, risalente al 13° sec., nella cui cella in alto si trova una campana che veniva suonata ogni mattina per annunciare l’ inizio delle lezioni universitarie. Questa zona è fitta di negozietti tipici e ristorantini molto accoglienti.
Da qui si può imboccare il vicolo del Tidi, dove, circa a metà strada, troviamo Lumiere, il più antico cinema d’ Italia, che propone eventi musicali e spettacoli teatrali accompagnati da ristorazione. Finito il vicolo, siamo sul Lungarno Pacinotti, accanto al Palazzo dell’ Ussero o Rosso, la cui facciata spicca sulle altre.

 

Palazzo dell' Ussero
Palazzo dell’ Ussero

Il Palazzo dell’ Ussero ha una facciata in mattoni e ornamentazioni in terracotta. Presenta come finestre bifore e trifore, l’ edificio deriva infatti dall’ unione di due case leggermente differenti. Il Palazzo ospita il caffè dell’ Ussero aperto nel 1794, ritrovo di studenti universitari e in particolare dei patriottici nel periodo del Risorgimento, frequentato anche da importanti personaggi storici.

 

Il Lungarno pisano (esiste il Lungarno anche a Firenze) è ampio e suggestivo, molto apprezzato da scrittori e artisti dell’ Ottocento, fra cui Giacomo Leopardi, che scrisse:

 

L’aspetto di Pisa mi piace assai più di quel di Firenze. Questo lungarno è uno spettacolo così bello, così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente che innamora: non ho veduto niente di simile nè a Firenze nè a Milano, nè a Roma, e veramente non so se in tutta l’Europa si trovino vedute di questa sorta.

Vi si passeggia poi nell’inverno con gran piacere, perchè v’è quasi sempre un’aria di primavera: sicchè in certe ore del giorno quella contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni: vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e di città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così romantico, che non ho veduto mai altrettanto. A tutte le alte bellezze, si aggiunge la bella lingua.

Giacomo Leopardi, 12 dicembre 1827, lettera alla sorella Paolina.

(..) Sono incantato da Pisa per il clima; se dura così sarà una beatitudine. Ho lasciato a Firenze il freddo di un grado sopra il gelo; qui ho trovato tanto caldo che ho dovuto gettare il ferraiuolo e alleggerirmi di panni.

Giacomo Leopardi, 12 novembre 1827, lettera alla sorella Paolina.

Ho qui in Pisa una certa strada deliziosa, che io chiamo Via delle rimembranze: là vo a passeggiare quando voglio sognare ad occhi aperti.

Giacomo Leopardi, 25 febbraio 1828, lettera alla sorella Paolina.

 

Oltre al Palazzo dell’ Ussero e il Palazzo Reale citati sopra, altri edifici importanti nella sponda settentrionale sono il Palazzo alla Giornata, detto così perchè quando il proprietario Francesco Lanfreducci tornò a Pisa dopo anni di prigionia in Algeri era completamente al verde e doveva vivere “alla giornata” appunto e faceva eseguire i lavori di ristrutturazione man mano che le possibilità economiche glielo permettevano.

 

Andando verso est troviamo Palazzo Roncioni,  sede dell’archivio di Stato, Palazzo Medici, sede della Guardia di Finanza, per arrivare al Museo di San Matteo, uno dei più importanti in Europa per le opere sacre medievali.

 

“Mezzogiorno” (Pisa Sud)

 

Palazzo blu
Palazzo blu

A questo punto, attraversato il Ponte di Mezzo, usciamo dalla parte Nord (Tramontana) e entriamo nella parte Sud della città. Dopo il ponte, si vedono le Logge dei Banchi, che ospitano spesso vari mercatini.

 

Sul Lungarno meridionale troviamo palazzo Lanfranchi, sede di un interessante Museo della Grafica, la Chiesa di San Sepolcro, la cui particolarità è la pianta ottagonale, palazzo Pretorio, palazzo Gambacorti, il palazzo Giuli Rosselmini Gualandi, più noto come Palazzo Blu (chiamato così per la facciata blu), che ospita un’ esposizione d’ arte permanente a ingresso gratuito e in un’altra sezione organizza mostre d’ arte di famosi artisti europei.

 

La Chiesa della Spina
La Chiesa della Spina

Ancora su questo lato del fiume la chiesa di Santa Maria della Spina, un piccolo gioiello gotico risalente al 1230, chiamata così perchè conservava all’ interno una spina della corona di Gesù. Costruita originariamente in una posizione più sporgente e soggetta ai pericoli del fiume, fra cui il cedimento del terreno e le piene, ne fu ordinato lo spostamento e dal 1871 al 1875 fu completamente smontata e ricostruita nella sua posizione attuale. L’ interno non conserva più le opere d’ arte originali, che sono al museo di San Matteo, e talvolta ospita mostre d’ arte gratuite.

 

Più avanti troviamo la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, che era l’ antico duomo pisano.

 

Da qui attraversiamo il ponte della Cittadella per visitare l’  Arsenale Repubblicano e la Cittadella. Il primo fu fatto costruire dai Granduchi Medici fra il 1548 e il 1588 ed era qui che si fabbricavano i potenti galeoni destinati ai cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano. Prossimamente aprirà qui il Museo delle Navi Antiche. Per Cittadella si intende il complesso che sta di fronte all’ arsenale che era una vecchia fortezza medievale di cui si nota in particolare l’ agile e alta Torre Guelfa, da qui partivano diversi canali che favorivano l’ immissione delle navi verso il mare.

 

"Tuttomondo" di Keith Haring
“Tuttomondo” di Keith Haring

Se invece dal Ponte di Mezzo andiamo a dritto troviamo Corso Italia, la via principale della città, che arriva fino alla Stazione Centrale.

Arrivati in Piazza Vittorio Emanuele, di fronte alla Stazione dei treni, andiamo a destra, imbocchiamo per un breve tratto via D’ Azeglio e svoltiamo in via Zandonai, per vedere “Tuttomondo” di Keith Haring. Si tratta dell’ ultima e unica opera permanente che l’ artista contemporaneo ha creato, realizzata nel 1989 su una superficie di 180 metri quadri. Il dipinto rappresenta la pace e l’ armonia nel mondo, al centro si vede la croce pisana, fu realizzato in 4 giorni in cui l’ artista imbiancò la parete e dipinse le sagome nere delle figure, poi con l’ aiuto di artigiani e studenti, colorò le figure con le vernici fornite gratuitamente dalla ditta pisana Caparol. Haring alloggiava in quei giorni all’ hotel di fronte al murales, dalla finestra osservava incuriosito le reazioni della gente e apprezzò molto il suo soggiorno a Pisa, oltre che la cucina.

 

Parchi in città

 

Se a un certo punto dopo tanto camminare e visitare siete stanchi e cercate un posto fresco dove potervi rilassare andate a vedere Giardino Scotto detto anche Fortezza o Cittadella Nuova, per distinguerla dalla Cittadella vecchia che è dall’ altra parte della città, dov’ è l’ Arsenale. Si tratta di un’ antica fortezza pisana, costruita dall’ architetto fiorentino Giuliano da Sangallo nel 1512 su precedenti fortificazioni. Oggi della fortezza restano poche mura e un bastione a sud, mentre la parte centrale è occupata da un vasto e signorile giardino alberato, con porticato sopraelevato realizzato dal proprietario Domenico Scotto nel XVIII sec. Nel 1930 diventò un giardino pubblico usato per mostre e spettacoli teatrali e ospitava anche due voliere con animali esotici, dal 1945 a oggi è usato inoltre come cinema all’aperto. All’ interno del parco si trova la statua di Leonardo Fibonacci, chiamato scherzosamente “il bighellone” dai pisani, che pensavano che le sue teorie matematiche fossero poco utili. Nel 2013 è stato riqualificato e restituito alla cittadinanza, dopo danni subiti nella Seconda Guerra Mondiale.

 

Chiesa di San Michele degli Scalzi
Chiesa di San Michele degli Scalzi

Andando ancora verso Est troviamo il viale delle Piagge, una strada alberata lungo l’ Arno dove i pisani vanno a passeggiare, a fare sport e a passare il tempo, e dove si trova il secondo edificio più pendente della città, ossia il campanile della Chiesa di San Michele degli Scalzi.

 

 

Mangiare a Pisa

Il pomodoro pisanello
Il pomodoro pisanello

La cucina tipica pisana è caratterizzata da ingredienti semplici ed è legata alla tradizione come la cucina toscana in generale. Di influenza marittima, campestre e collinare, si usano molte verdure, poichè le terre pisane sono fertili e coltivate, in particolare i fagioli, i ceci e il cavolo nero, poi pesci e crostacei di mare e di acqua dolce, molto usata anche la selvaggina, fra cui il cinghiale, il cervo, la lepre e il fagiano. I prodotti più apprezzabili del territorio sono:

 

  • Dal Parco di San Rossore i pregiatissimi pinoli, il formaggio pecorino, il particolare miele d’edera e il miele “di spiaggia”, ossia prodotto con il nettare delle piante marittime come tamerici e corbezzoli;
  • Da San Miniato il tartufo, in prevalenza bianco;
  • Dalle colline pisane l’olio d’oliva e il vino; le ciliegie di Lari, la patata di S.Maria a Monte; l’uva bianca da tavola “colombana” di Peccioli;
  • Dal mare e dal fiume svariate specialità, fra cui le arselle, le anguille, i ranocchi;
  • Dalla campagna il tipico mucco pisano, che deriva dall’incrocio della mucca bruna alpina con i tori originari della zona del parco naturale di San Rossore, con carne tenera e sapore spiccato; i fagioli bianchi di San michele (detti anche fagioli piattelli), le fragole di San Martino Ulmiano, la zucchina “mora” e il pomodoro pisanello, di forma schiacciata con leggere costolature, dal sapore fruttato e dolciastro.

I piatti tipici che potrete trovare nei ristoranti -e nelle case- sono:

 

Zuppa pisana
Zuppa alla pisana
  • Zuppa alla pisana, in genere con cipolle, carote, sedano, zucchine, fagioli, cavolo nero e pane raffermo sciocco (senza sale), alcuni ingredienti possono variare in base alla stagionalità; ottima quella del ristorante “da Mario” in via Luigi Bianchi, dove si trovano anche altri piatti tipici pisani;
  • zuppa di ranocchi;
  • le pallette con il ragù, un piatto a base di polenta alternata a strati di ragù che può essere di manzo (o mucco pisano), cervo, cinghiale o lepre;
  • il bordatino, una zuppa a base di fagioli, cavolo nero e farina di mais, chiamato così perchè veniva preparato a bordo delle navi;
  • pasta e ceci;

    Spaghetti alle arselle
    Spaghetti alle arselle
  • gli spaghetti alle arselle, che sono simili alle vongole ma con conchiglia più piccola, in genere si fanno in umido con poco pomodoro, questo piatto si trova più facilmente a Marina di Pisa;
  • le trenette alla renaiola, preparate nei barconi che trasportavano la rena in Arno, è un tipo di pasta lunga condita con cime di rapa, aringa e pomodoro;
  • penne alla D’Annunzio, con funghi porcini e pancetta;
  • linguette verdi;
  • risotto con la rucola;
  • risotto con tartufo;
  • daino alla San Rossore;
  • le cozze ripiene;
  • anguilla con i piselli;
  • baccalà coi porri;
  • trippa in umido, che è una frattaglia, ovvero la parte tra lo stomaco e l’esofago del bovino, opportunamente trattata e bollita;
  • ossobuco con fagioli all’uccelletta, l’ossobuco è la parte superiore della gamba del bovino;
  • le seppie con la bietola;
  • il pesce ragno bollito;
  • il muggine alla griglia;
  • le cee, di cui oggi è vietata la cattura, sono i neonati dell’anguilla, venivano fritte;
  • fra i salumi il mallegato pisano (composto da sangue di maiale, grasso e uvetta) e la spalla di maiale, poi cervo, cinghiale, oca che si possono trovare a “L’ Ostellino”, una piccola ma fornitissima paninoteca che si trova in Piazza Cavallotti;

    la cecina
    la cecina
  • la cecina, una preparazione semplice a base di acqua, farina di ceci e olio, si potrebbe scambiare per una frittata ma non lo è, famosa quella del “Montino”, buonissima anche quella della “Da Nando” in Corso Italia;
  • torta co’ bischeri, una crostata di pasta frolla ripiena con riso e cioccolato, pinoli, canditi e uvetta passa, i “bischeri” detti anche “becchi” sono quei ricami che vengono fatte sul bordo della torta;
  • cantucci col vinsanto, i cantucci classici sono biscotti di pasta frolla con mandorle, ne esistono però molte varianti, il vinsanto è un vino liquoroso aromatico;

    la Torta co' bischeri
    la Torta co’ bischeri
  • pasticcini vari fra cui i kinzica (il nome deriva da una donna pisana, un’eroina che nel 1004 sventò un attacco saraceno) fatti con pasta di pinoli e pinoli interi, potrete trovarli al “Vecchio Forno” dopo Piazza delle Vettovaglie, nel vicolo del Tidi, insieme ad altri dolci della tradizione. Notevole anche il gelato ai pinoli della gelateria “De’ Coltelli” sul Lungarno.

Parlando del vino, Pisa è l’unica provincia toscana che può vantare 2 strade del vino: quella della Costa degli Etruschi, condivisa con Livorno, che annovera il Montescudaio DOC e il Val di Cornia DOC, e la Strada del vino delle Colline Pisane, che interessa piccoli borghi come San Miniato, Terricciola, Lari, Lajatico, Palaia e altri. I vini prodotti sono il Chianti DOCG, il bianco pisano di San Torpè DOC (il nome in onore a un martire pisano il cui corpo, affidato al mare, approdò a Saint Tropez), il Chianti dei Colli dell’Etruria centrale DOC e il vinsanto del Chianti DOC.

L’olio delle colline pisane ha denominazione DOP, il suo gusto varia in base alla zona e alla tecnica di raccolta, in genere ha aroma fruttato e sapore leggermente piccante. L’ olio viene assaggiato di tradizione versandolo sul pane fresco o “bruschettato” con sale e questo crostino è chiamato “Fett’unta”.

In tutta la provicia si trovano numerosi ristoranti che propongono i piatti della tradizione, più o meno rielaborati; per quanto riguarda la città, il consiglio è di evitare i posti “troppo turistici” e cercare i ristoranti più nascosti nelle vie meno conosciute: Pisa ne è piena!

Da non sottovalutare le sagre che si svolgono nel periodo estivo: molto bella quella della ciliegia a Lari, paesino caratteristico meritevole di una visita, quella dela fragola a San Martino Ulmiano, la sagra del pinolo a San Piero a Grado, la sagra della “ranochiocciola” (ranocchi e chiocciole) a Massaciuccoli, la Festa del Maggengo a Coltano.

Per conoscere meglio i prodotti del territorio si organizzano alla stazione Leopolda varie fiere alimentari durante tutto l’anno.

Storia di Pisa

Dalle origini alla Repubblica Marinara

 

Necropoli etrusca
Necropoli etrusca

Da ritrovamenti archeologici si possono atribuire a Pisa origini certamente etrusche. Il nome “Pise” potrebbe voler dire “estuario” o “luogo irrigato”, infatti in antichità passavano da qui due fiumi, l’Arno e l’ Auser. Sembra che già al tempo degli etruschi esistesse un porto e fiorenti scambi commerciali con i Greci, i Galli e i Fenici.
Di epoca romana si hanno poche tracce, fra cui documenti che la nominano come Pisae, ad Pisas e che attestano che nell’ 89 d.C. fu una colonia romana. Si pensa erroneamente che Pisa fosse all’ epoca una città costiera: in realtà distava 4 km dal mare e i porti che utilizzava erano fluviali, quelli di San Piero a Grado, San Rossore e quello di Livorno, dove arrivava un ramo dell’ Arno. I primi 2 scomparvero successivamente a causa dell’ interramento della laguna.

 

Ricostruzione geografica dell'antico porto pisano
Ricostruzione geografica dell’antico porto pisano

Nel V sec. l’Impero Romano d’ Occidente cominciò a decadere a causa di molti fattori, fra cui le invasioni barbariche e le epidemie. Sembra però che all’ arrivo dei Longobardi Pisa fu in qualche modo in grado di resistere, forse grazie al fatto di avere una flotta propria e alle sue capacità marittime, e che entrò a far parte del Regno Longobardo non per una resa, ma per un accordo. Fatto sta che divenne il porto principale del Tirreno. Con il crollo del Regno Longobardo Pisa subì un periodo di crisi che superò nel IX sec. con l’arrivo di Carlo Magno, quando fu annessa alla contea-ducato di Lucca, e infine con l’ arrivo di Ottone I, quando fu la capitale della Marca di Tuscia (la Toscana). In quel periodo Pisa fu determinante nella lotta contro i pirati saraceni.
Intorno all’ anno Mille Pisa fu una delle 4 grandi Repubbliche marinare italiane, insieme ad Amalfi, Genova e Venezia. Nuove importanti casate si insediarono in città, nell’ arte si diffuse lo stile romanico-pisano e si iniziarono a costruire i monumenti principali, fra cui Piazza del duomo con la famosa Torre, le mura e i palazzi più belli, nacque anche l’importante scuola di studi giuridici. La fama di Pisa era diffusa in Oriente e Occidente, essa aveva scambi commerciali con la maggior parte delle città marittime mediterranee, la Sardegna, la Corsica, la Spagna, la Francia, fino a Tunisi, e fu fra le prime città a conquistare Gerusalemme nel 1099.

 

Il Castello di Vicopisano
Il Castello di Vicopisano

Ma nel 1286 la rivalità con Genova, che anelava agli scali commerciali pisani, sfociò nella battaglia della Meloria, da cui Pisa uscì sconfitta. Una parte di colpa fu da attribuire in questo frangente al tradimento del conte Ugolino della Gherardesca, nominato poi da Dante Alighieri nell’Inferno fra i traditori della patria e lasciato morire di fame nella Torre della Muda, oggi Torre dell’ Orologio in Piazza dei Cavalieri. Anche nell’ entroterra Pisa era in eterno conflitto con Lucca, Firenze e Volterra (che anelavano a uno sbocco indipendente sul mare) e doveva mantenere un sistema di roccaforti e castelli a difesa della Repubblica. Dopo questa bruciante sconfitta, Pisa dovette cedere gran parte della Sardegna e della Corsica a Genova. La sua potenza lentamente si affievolì.

 

La conquista da parte di Firenze e il governo dei Medici

 

Il 1406 segna l’anno del declino totale: i mercenari fiorentini fecero irruzione in città e la conquistarono. Le famiglie nobili e borghesi considerate più pericolose furono confinate a Firenze per facilitarne il controllo, altre riuscirono a fuggire all’ estero e in altre regioni, soprattutto in Sicilia. La popolazione pisana, nel 1430, pare fosse già dimezzata rispetto all’ anno di conquista, anche a causa della malaria che si era diffusa e al dissesto idrogeologico volutamente causato dai fiorentini per assoggettarla ulteriormente. Seguirono anni di pesante tassazione e impoverimento.
I primi anni del ‘400 furono terribili per i pisani: da città dominante a città assoggettata. La situazione migliorò un pò con il governo di Lorenzo dei Medici, detto “il Magnifico”, ma alla fine del secolo eserciti guerreggianti attraversarono l’ Italia: Francia e Spagna combattevano per il dominio in Europa. Questo offrì a Pisa l’ occasione per ribellarsi e partì una guerra che durò circa 15 anni in cui combatterono uomini e donne di tutti i ceti sociali, che valse la fama ai pisani di valorosi guerrieri ma non una vittoria. Anche la città dominante, Firenze, perse la sua libertà con l’ avvento di Alessandro dei Medici (detto “il Moro”) che instaurò un potere assoluto e un governo non più repubblicano, ma “principesco”. I primi tempi del suo governo furono duri, ma il protrarsi di un periodo di pace favorì la ripresa delle attività economiche, che si consolidò con i successori di Alessandro: Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I.

L'arsenale
L’arsenale

Cosimo I istituì l’Uffizio dei Fossi per migliorare la situazione idrogeologica, fondò l’ Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e avendo questi bisogno di una flotta navale, le attività mercantili dell’ arsenale ripresero. Cosimo riaprì anche lo Studio che attirò a Pisa studenti da tutta Europa e personaggi illustri, si rese allora necessaria una rivisitazione urbanistica della città. L’ intento di Cosimo era di rendere Pisa la città-emporio di Livorno (che negli anni in cui Pisa era in crisi si stava sviluppando come porto) e partì con il progetto del canale dei Navicelli per favorirne il collegamento. Pisa divenne presto la seconda città più importante del Graducato e i commerci fiorivano lungo il fiume, ma queste attività coinvolgevano soprattutto i fiorentini e poco i pisani, diventati apatici per gli anni di sudditanza subita. La vita era soprattutto sui Lungarni, e le altre zone della città erano marginali, poco abitate e con poche case fatiscenti. Anche i monumenti di Piazza dei Miracoli, testimonianza di una gloria svanita, in quel luogo marginale apparivano come gioielli senza un adeguato castone.

Il canale dei Navicelli
Il canale dei Navicelli

Nel 1595 un terribile incendio devastò l’antica cattedrale pisana. Ferdinando I, successore di Cosimo, riunì i più importanti artisti dell’epoca per ricostruirla, riportando, seppur in questa nefasta occasione, un pò di vita intorno alla Piazza. Ferdinando portò anche a termine il progetto del Canale dei Navicelli iniziato da Cosimo ed ebbe molto successo.

Il Ponte di Mezzo
Il Ponte di Mezzo

Ma nel XVII sec. una serie di disastri naturali dovuti al clima portarono ripetute piene dell’Arno che provocarono il crollo dell’unico ponte fruibile dalla popolazione, gli altri due erano riservati ai militari fiorentini. Da lì in poi una specie di sventura colpì quel ponte: furono fatti 3 tentativi per ricostruirlo senza successo. Solo il quarto tentativo riuscì. Nel frattempo Pisa era rimasta divisa in due e per un periodo di 24 anni si era potuto comunicare da una parte all’altra solo via barca e quando il fiume lo permetteva. Questo, oltre al diffondersi di carestie e di febbre terzana, portò un altro grave periodo di crisi.
L’ultimo governo dei Medici fu il più lungo e gravoso: quello di Cosimo III, un uomo dalla rigida morale cattolica, che provò a rimediare alla situazione introducendo l’ Arte della Seta e del Cuoio, non ottenendo grandi risultati.

 

Dal governo dei Lorena al Regno d’Italia

 

Il gioco del ponte
Il gioco del ponte

Nel 1737 si insediarono i Lorena e grazie ad alcune riforme, la città cominciò un pò a riprendersi. I Lorena salvarono l’ Uffizio dei Fossi dal fallimento, potenziarono l’ attività agricola, di cui Pisa era diventata il principale mercato, riformarono l’ Ordine dei Cavalieri e lo Studio. Queste riforme, oltre alla presenza della corte granducale per vari mesi dell’ anno in città o nella vicina San Giuliano Terme, fecero arrivare a Pisa molti personaggi illustri, fra cui Alfieri, Goldoni, Shelley, Leopardi e insieme a loro “turisti” attirati da una città che appariva piena di suggestioni in un clima culturale pre-romantico, con i suoi monumenti marmorei e la sua solitudine nostalgica. Anche l’ ambiente sociale pisano pare fosse sereno e accogliente, il duca apprezzava i pisani per l’ indifferenza che mostravano quando passava per strada e la festosità in occasioni particolari, come la luminara del 16 giugno o il gioco del ponte, quanto in eventi come la nascita di un figlio del granduca.
Nel 1799 le truppe napoleoniche fecero irruzione in città. Insieme alla dichiarazione di fraternité cominciarono pressanti e gravose richieste per le contribuzioni di guerra, nuovi usi e costumi, sacrifici e angosce nel separarsi dai figli mandati a lottare in terre lontane, da dove molti non ritornarono e la soppressione di molte opere d’arte che oggi sono esposte nei musei francesi. L’ occupazione terminò nel 1814.
Seguì un breve periodo di Restaurazione con una flebile ripresa economica. In quegli anni cominciava a delinearsi l’ idea di patriottismo e di indipendenza nazionale: l’ arrivo di Gioberti a Pisa accese molte anime, fra cui quelle di maestri e scolari che partirono per andare a combattere la Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1859 fu vinta la Seconda Guerra d’ Indipendenza, il Granducato crollò e nel 1861 si instaurò il primo Regno d’Italia.
A Pisa ci fu una notevole crescita demografica. Furono fondate molte scuole, fra cui una scuola di Belle Arti, una di Arti e Mestieri, volta a formare artigiani specializzati, una Scuola di Lavori Femminili, ma più importante di tutte fu istituita la Scuola Normale, fondata da Napoleone su modello dell’ Ecole Normale di Parigi, a cui erano ammessi gli allievi più dotati e che ebbe docenti e direttori insigni, fra cui Ulisse Dini.
Nacquero anche le prime fabbriche: la Saint Gobain (fabbrica di specchi), la Richard-Ginori (fabbrica di ceramiche), la Piaggio (che in origine lavorava il legno per arredamenti navali, poi passò alla produzione areonautica e bellica) e altre.

 

La seconda guerra mondiale

 

La stazione di Pisa bombardata
La stazione di Pisa bombardata

La seconda guerra mondiale colpì Pisa duramente. Il 21 agosto 1943 un bombardamento americano rase al suolo circa un quarto del territorio urbano, soprattutto la Stazione perchè da lì passavano le armi prodotte dalla Piaggio e da altre fabbriche convertite a scopo bellico, ma più che altro gli alleati americani volevano dare un forte segno al governo italiano in una fase cruciale dell’ armistizio, che infatti venne firmato 3 giorni dopo. Seguirono altri 54 bombardamenti. Nel 1944 il fronte raggiunse Pisa e sulle sponde dell’ Arno le truppe americane e le truppe tedesche si scambiarono colpi di mitra e bombe, con la mira di far crollare i ponti cittadini, danneggiando pesantemente gli edifici storici.
In luglio un gruppo di 1500 persone si era rifugiata in Piazza del Duomo e nelle vicinanze, nella speranza che la fama dei suoi monumenti mettesse tutti in salvo. Nel tardo pomeriggio del 27 luglio l’ artiglieria alleata colpì il tetto del Camposanto monumentale, bruciando le capriate di legno e fondendo le lastre di piombo. Pochi coraggiosi pisani accorsero sul posto, ma non poterono fare altro che osservare attoniti lo spettacolo, non potendo intervenire per la mancanza di acqua e il continuo lancio di proiettili: grosse gocce di piombo fuso ricoprono i marmi del pavimento e le opere allineate lungo le pareti interne. Persino un soldato tedesco di passaggio si fermò e cercò, una volta montato sul tetto, di isolare le fiamme, ma senza successo. Per tutta la notte i pezzi del tetto rovinarono sulle opere d’ arte sottostanti, mentre il giorno successivo il fuoco completò il proprio lavoro danneggiando gli affreschi e bruciando le porte dell’ edificio.

Al momento della liberazione cittadina, avvenuta il 2 settembre del 1944, la città di Pisa si trovò orfana di migliaia di suoi concittadini e di decine dei suoi monumenti più preziosi. Per fortuna molte opere d’ arte trasportabili vennero messe al riparo a Firenze, Calci e Farneta grazie al tempestivo intervento dell ‘allora soprintendente Piero Sanpaolesi. In autunno ben 50.000 vani risulteranno distrutti o inagibili, con circa 18.000 persone senza un tetto e senz’ acqua, elettricità e gas. I trasporti urbani, in primis su rotaia, resteranno in ginocchio per mesi. La ricostruzione della città, con la cancellazione delle sue ferite di guerra, richiederà alcuni decenni.

Link utili

Ecco alcuni link che possono aiutarvi ad organizzare bene il vostro soggiorno a Pisa:

 

 

  • Puoi scaricare la mappa di Pisa pronta per il download o la stampa qui.

Trasporti:

Monumenti:

  • Per Piazza Dei Miracoli si può acquistare un biglietto cumulativo a un prezzo vantaggioso che comprende l’ingresso al Duomo, al Battistero, al Campo Santo, al Museo delle Sinopie e al Museo dell’ Opera del Duomo. Per quanto riguarda l’ingresso alla Torre Pendente, il biglietto è a parte ed è consigliabile acquistarlo in anticipo, perchè, soprattutto in certi periodi dell’anno, la Torre è molto affollata e gli ingressi vengono gestiti su appuntamento. Trovate tutte le informazioni a questo link: http://www.opapisa.it/biglietti/prezzi/
  • Chi vuole visitare Pisa deve sapere che non c’è solo la Torre Pendente, ma esistono molti altri capolavori degni di uno sguardo! Ai nostri ospiti consigliamo sempre il Palazzo Blu, sito sui Lungarni, un museo che ospita una mostra permanente a ingresso gratuito e organizza in un altro settore mostre di importanti artisti moderni e non. Questo è il sito: https://palazzoblu.it/
  • Altro museo importante è quello di S. Matteo, che ospita capolavori di arte sacra medievale ed espone le opere che erano un tempo all’interno della Chiesa della Spina. Questo il sito: http://www.sbappsae-pi.beniculturali.it/index.php?it/146/pisa-museo-nazionale-di-san-matteo

In provincia:

 

Pisa

Presentazione generica di Pisa

Le mura urbane
Le mura urbane

Il centro storico di Pisa è circondato da Mura urbane, rimaste pressochè intatte ad eccezione di alcune zone a Sud e a Ovest, la città è attraversata e divisa in due zone dal fiume Arno, Tramontana a Nord e Mezzogiorno a Sud. Le principali piazze, Piazza dei Miracoli, patrimonio dell’Unesco dal 1987 e Piazza dei Cavalieri sono situate a Tramontana. Il centro principale della vita cittadina sono Borgo Stretto, Borgo Largo, i Lungarni e Corso Italia.

 

Il clima di Pisa è mitigato dagli influssi del mare che dista pochi chilometri, la zona in cui si trova è pianeggiante e denominata Valdarno, circondata a Nord dai Monti Pisani.

 

La città di Pisa conta attualmente circa 90.000 abitanti. Famosa nel mondo per la sua Torre Pendente, la città gioca un ruolo di rilievo anche per le sue 3 università (l’ Università, la Scuola Normale e la Scuola Superiore Sant’ Anna) a cui sono iscritti ad oggi circa 50.000 studenti, per il più grande centro di ricerca italiano (il CNR), per il suo aeroporto (Galileo Galilei), il più importante della Toscana, per i suoi ospedali, per il Camp Darby (base militare americana) e negli ultimi tempi per l’interferometro Virgo, situato a Cascina, in provincia di Pisa, da dove sono state captate le onde gravitazionali ipotizzate da Einstein.

 

Un ruolo di rilievo che deriva dalla sua storia, perchè la sua posizione geografica ha favorito il suo sviluppo, nel Medioevo fu infatti una delle 4 grandi Repubbliche Marinare, a questo periodo risale anche la fondazione dello Studio che l’ha resa uno dei maggiori centri culturali del mondo. Qui nacque Galileo Galilei, che dimostrò la teoria eliocentrica, condannato ad eresia ma considerato oggi il padre della scienza moderna; qui nacque anche Leonardo Fibonacci, che introdusse in Europa l’attuale sistema numerico arabo; qui lavorò Guglielmo Marconi, considerato il precursore del wi-fi, inventore del telegrafo senza fili; qui soggiornarono e trassero ispirazione D’Annunzio, Leopardi, Shelley, Carducci e i personaggi da nominare sarebbero tanti, tanti altri ancora.

 

Famosa la citazione di Dante Alighieri: “Ahi Pisa, vituperio delle genti | del bel paese là dove ‘l sì suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovesi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch’elli annieghi in te ogne persona! (Divina Commedia, Inferno, Canto XXXIII).

 

La Croce pisana
La Croce pisana

I simboli più legati alla città sono la Madonna, alla quale è dedicato il Duomo, l’aquila, spesso riportata su carteggi e monete e il colore rosso che fa da sfondo alla tipica croce pisana, detta “patente”. Il santo patrono è San Ranieri.

 

Festività

La Luminara
La Luminara

Al santo patrono è dedicata un’altra meraviglia della città: la Luminara di San Ranieri, che si svolge il 16 giugno. In questa occasione, particolarmente sentita dalla cittadinanza, vengono accesi circa 100.000 lumini, disposti su ogni cornicione dei Lungarni e vengono spente le luci elettriche, si scoppiano fuochi d’artificio e per tutta la notte la città è un fervore di spettacoli e feste varie.

 

Altri eventi significativi sono:

 

  • Il mese di giugno è denominato il “giugno pisano” e si svolgono varie iniziative, fra cui la Luminara descritta sopra.
  • Il 17 giugno si svolge la regata di San Ranieri, in cui si sfidano i 4 quartieri del centro storico (quando Firenze conquistò Pisa, ne decise il nuovo assetto: Santa Maria e San Francesco a Tramontana, Sant’Antonio e San Martino a Mezzogiorno).
  • L’ultimo sabato di giugno si svolge il Gioco del Ponte, una competizione fra i quartieri in cui si spinge un carrello montato appositamnete sul Ponte di Mezzo.
  • 25 marzo: Il Capodanno pisano, che si festeggia a inizio di primavera basandosi sul calendario romano.
  • Dal 18 ottobre per una stagione i concerti della Normale di musica classica.
  • In autunno il Pisa Book Festival, che si svolge al Palazzo dei Congressi e riunisce le case editrici indipendenti, uno dei più importanti del suo genere.
  • L’Internet Festival.