Storia di Pisa

Dalle origini alla Repubblica Marinara

 

necropoli etrusca
Necropoli etrusca
Ricostruzione geografica dell'antico porto pisano
Ricostruzione geografica dell’antico porto pisano

Da ritrovamenti archeologici si possono atribuire a Pisa origini certamente etrusche. Il nome “Pise” potrebbe voler dire “estuario” o “luogo irrigato”, infatti in antichità passavano da qui due fiumi, l’Arno e l’ Auser. Sembra che già al tempo degli etruschi esistesse un porto e fiorenti scambi commerciali con i Greci, i Galli e i Fenici.
Di epoca romana si hanno poche tracce, fra cui documenti che la nominano come Pisae, ad Pisas e che attestano che nell’ 89 d.C. fu una colonia romana. Si pensa erroneamente che Pisa fosse all’ epoca una città costiera: in realtà distava 4 km dal mare e i porti che utilizzava erano fluviali, quelli di San Piero a Grado, San Rossore e quello di Livorno, dove arrivava un ramo dell’ Arno. I primi 2 scomparvero successivamente a causa dell’ interramento della laguna.

Il Castello di Vicopisano
Il Castello di Vicopisano

Nel V sec. l’Impero Romano d’ Occidente cominciò a decadere a causa di molti fattori, fra cui le invasioni barbariche e le epidemie. Sembra però che all’ arrivo dei Longobardi Pisa fu in qualche modo in grado di resistere, forse grazie al fatto di avere una flotta propria e alle sue capacità marittime, e che entrò a far parte del Regno Longobardo non per una resa, ma per un accordo. Fatto sta che divenne il porto principale del Tirreno. Con il crollo del Regno Longobardo Pisa subì un periodo di crisi che superò nel IX sec. con l’arrivo di Carlo Magno, quando fu annessa alla contea-ducato di Lucca, e infine con l’ arrivo di Ottone I, quando fu la capitale della Marca di Tuscia (la Toscana). In quel periodo Pisa fu determinante nella lotta contro i pirati saraceni.
Intorno all’ anno Mille Pisa fu una delle 4 grandi Repubbliche marinare italiane, insieme ad Amalfi, Genova e Venezia. Nuove importanti casate si insediarono in città, nell’ arte si diffuse lo stile romanico-pisano e si iniziarono a costruire i monumenti principali, fra cui Piazza del duomo con la famosa Torre, le mura e i palazzi più belli, nacque anche l’importante scuola di studi giuridici. La fama di Pisa era diffusa in Oriente e Occidente, essa aveva scambi commerciali con la maggior parte delle città marittime mediterranee, la Sardegna, la Corsica, la Spagna, la Francia, fino a Tunisi, e fu fra le prime città a conquistare Gerusalemme nel 1099. Ma nel 1286 la rivalità con Genova, che anelava agli scali commerciali pisani, sfociò nella battaglia della Meloria, da cui Pisa uscì sconfitta. Una parte di colpa fu da attribuire in questo frangente al tradimento del conte Ugolino della Gherardesca, nominato poi da Dante Alighieri nell’Inferno fra i traditori della patria e lasciato morire di fame nella Torre della Muda, oggi Torre dell’ Orologio in Piazza dei Cavalieri. Anche nell’ entroterra Pisa era in eterno conflitto con Lucca, Firenze e Volterra (che anelavano a uno sbocco indipendente sul mare) e doveva mantenere un sistema di roccaforti e castelli a difesa della Repubblica. Dopo questa bruciante sconfitta, Pisa dovette cedere gran parte della Sardegna e della Corsica a Genova. La sua potenza lentamente si affievolì.

 

La conquista da parte di Firenze e il governo dei Medici

 

Il 1406 segna l’anno del declino totale: i mercenari fiorentini fecero irruzione in città e la conquistarono. Le famiglie nobili e borghesi considerate più pericolose furono confinate a Firenze per facilitarne il controllo, altre riuscirono a fuggire all’ estero e in altre regioni, soprattutto in Sicilia. La popolazione pisana, nel 1430, pare fosse già dimezzata rispetto all’ anno di conquista, anche a causa della malaria che si era diffusa e al dissesto idrogeologico volutamente causato dai fiorentini per assoggettarla ulteriormente. Seguirono anni di pesante tassazione e impoverimento.
I primi anni del ‘400 furono terribili per i pisani: da città dominante a città assoggettata. La situazione migliorò un pò con il governo di Lorenzo dei Medici, detto “il Magnifico”, ma alla fine del secolo eserciti guerreggianti attraversarono l’ Italia: Francia e Spagna combattevano per il dominio in Europa. Questo offrì a Pisa l’ occasione per ribellarsi e partì una guerra che durò circa 15 anni in cui combatterono uomini e donne di tutti i ceti sociali, che valse la fama ai pisani di valorosi guerrieri ma non una vittoria. Anche la città dominante, Firenze, perse la sua libertà con l’ avvento di Alessandro dei Medici (detto “il Moro”) che instaurò un potere assoluto e un governo non più repubblicano, ma “principesco”. I primi tempi del suo governo furono duri, ma il protrarsi di un periodo di pace favorì la ripresa delle attività economiche, che si consolidò con i successori di Alessandro: Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I.

L'arsenale
L’arsenale

Cosimo I istituì l’Uffizio dei Fossi per migliorare la situazione idrogeologica, fondò l’ Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e avendo questi bisogno di una flotta navale, le attività mercantili dell’ arsenale ripresero. Cosimo riaprì anche lo Studio che attirò a Pisa studenti da tutta Europa e personaggi illustri, si rese allora necessaria una rivisitazione urbanistica della città. L’ intento di Cosimo era di rendere Pisa la città-emporio di Livorno (che negli anni in cui Pisa era in crisi si stava sviluppando come porto) e partì con il progetto del canale dei Navicelli per favorirne il collegamento. Pisa divenne presto la seconda città più importante del Graducato e i commerci fiorivano lungo il fiume, ma queste attività coinvolgevano soprattutto i fiorentini e poco i pisani, diventati apatici per gli anni di sudditanza subita. La vita era soprattutto sui Lungarni, e le altre zone della città erano marginali, poco abitate e con poche case fatiscenti. Anche i monumenti di Piazza dei Miracoli, testimonianza di una gloria svanita, in quel luogo marginale apparivano come gioielli senza un adeguato castone.

Il canale dei Navicelli
Il canale dei Navicelli

Nel 1595 un terribile incendio devastò l’antica cattedrale pisana. Ferdinando I, successore di Cosimo, riunì i più importanti artisti dell’epoca per ricostruirla, riportando, seppur in questa nefasta occasione, un pò di vita intorno alla Piazza. Ferdinando portò anche a termine il progetto del Canale dei Navicelli iniziato da Cosimo ed ebbe molto successo.

Il Ponte di Mezzo
Il Ponte di Mezzo

Ma nel XVII sec. una serie di disastri naturali dovuti al clima portarono ripetute piene dell’Arno che provocarono il crollo dell’unico ponte fruibile dalla popolazione, gli altri due erano riservati ai militari fiorentini. Da lì in poi una specie di sventura colpì quel ponte: furono fatti 3 tentativi per ricostruirlo senza successo. Solo il quarto tentativo riuscì. Nel frattempo Pisa era rimasta divisa in due e per un periodo di 24 anni si era potuto comunicare da una parte all’altra solo via barca e quando il fiume lo permetteva. Questo, oltre al diffondersi di carestie e di febbre terzana, portò un altro grave periodo di crisi.
L’ultimo governo dei Medici fu il più lungo e gravoso: quello di Cosimo III, un uomo dalla rigida morale cattolica, che provò a rimediare alla situazione introducendo l’ Arte della Seta e del Cuoio, non ottenendo grandi risultati.

 

Dal governo dei Lorena al Regno d’Italia

 

Il gioco del ponte
Il gioco del ponte

Nel 1737 si insediarono i Lorena e grazie ad alcune riforme, la città cominciò un pò a riprendersi. I Lorena salvarono l’ Uffizio dei Fossi dal fallimento, potenziarono l’ attività agricola, di cui Pisa era diventata il principale mercato, riformarono l’ Ordine dei Cavalieri e lo Studio. Queste riforme, oltre alla presenza della corte granducale per vari mesi dell’ anno in città o nella vicina San Giuliano Terme, fecero arrivare a Pisa molti personaggi illustri, fra cui Alfieri, Goldoni, Shelley, Leopardi e insieme a loro “turisti” attirati da una città che appariva piena di suggestioni in un clima culturale pre-romantico, con i suoi monumenti marmorei e la sua solitudine nostalgica. Anche l’ ambiente sociale pisano pare fosse sereno e accogliente, il duca apprezzava i pisani per l’ indifferenza che mostravano quando passava per strada e la festosità in occasioni particolari, come la luminara del 16 giugno o il gioco del ponte, quanto in eventi come la nascita di un figlio del granduca.
Nel 1799 le truppe napoleoniche fecero irruzione in città. Insieme alla dichiarazione di fraternité cominciarono pressanti e gravose richieste per le contribuzioni di guerra, nuovi usi e costumi, sacrifici e angosce nel separarsi dai figli mandati a lottare in terre lontane, da dove molti non ritornarono e la soppressione di molte opere d’arte che oggi sono esposte nei musei francesi. L’ occupazione terminò nel 1814.
Seguì un breve periodo di Restaurazione con una flebile ripresa economica. In quegli anni cominciava a delinearsi l’ idea di patriottismo e di indipendenza nazionale: l’ arrivo di Gioberti a Pisa accese molte anime, fra cui quelle di maestri e scolari che partirono per andare a combattere la Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1859 fu vinta la Seconda Guerra d’ Indipendenza, il Granducato crollò e nel 1861 si instaurò il primo Regno d’Italia.
A Pisa ci fu una notevole crescita demografica. Furono fondate molte scuole, fra cui una scuola di Belle Arti, una di Arti e Mestieri, volta a formare artigiani specializzati, una Scuola di Lavori Femminili, ma più importante di tutte fu istituita la Scuola Normale, fondata da Napoleone su modello dell’ Ecole Normale di Parigi, a cui erano ammessi gli allievi più dotati e che ebbe docenti e direttori insigni, fra cui Ulisse Dini.
Nacquero anche le prime fabbriche: la Saint Gobain (fabbrica di specchi), la Richard-Ginori (fabbrica di ceramiche), la Piaggio (che in origine lavorava il legno per arredamenti navali, poi passò alla produzione areonautica e bellica) e altre.

 

La seconda guerra mondiale

 

La stazione di Pisa bombardata
La stazione di Pisa bombardata

La seconda guerra mondiale colpì Pisa duramente. Il 21 agosto 1943 un bombardamento americano rase al suolo circa un quarto del territorio urbano, soprattutto la Stazione perchè da lì passavano le armi prodotte dalla Piaggio e da altre fabbriche convertite a scopo bellico, ma più che altro gli alleati americani volevano dare un forte segno al governo italiano in una fase cruciale dell’ armistizio, che infatti venne firmato 3 giorni dopo. Seguirono altri 54 bombardamenti. Nel 1944 il fronte raggiunse Pisa e sulle sponde dell’ Arno le truppe americane e le truppe tedesche si scambiarono colpi di mitra e bombe, con la mira di far crollare i ponti cittadini, danneggiando pesantemente gli edifici storici.
In luglio un gruppo di 1500 persone si era rifugiata in Piazza del Duomo e nelle vicinanze, nella speranza che la fama dei suoi monumenti mettesse tutti in salvo. Nel tardo pomeriggio del 27 luglio l’ artiglieria alleata colpì il tetto del Camposanto monumentale, bruciando le capriate di legno e fondendo le lastre di piombo. Pochi coraggiosi pisani accorsero sul posto, ma non poterono fare altro che osservare attoniti lo spettacolo, non potendo intervenire per la mancanza di acqua e il continuo lancio di proiettili: grosse gocce di piombo fuso ricoprono i marmi del pavimento e le opere allineate lungo le pareti interne. Persino un soldato tedesco di passaggio si fermò e cercò, una volta montato sul tetto, di isolare le fiamme, ma senza successo. Per tutta la notte i pezzi del tetto rovinarono sulle opere d’ arte sottostanti, mentre il giorno successivo il fuoco completò il proprio lavoro danneggiando gli affreschi e bruciando le porte dell’ edificio.

Al momento della liberazione cittadina, avvenuta il 2 settembre del 1944, la città di Pisa si trovò orfana di migliaia di suoi concittadini e di decine dei suoi monumenti più preziosi. Per fortuna molte opere d’ arte trasportabili vennero messe al riparo a Firenze, Calci e Farneta grazie al tempestivo intervento dell ‘allora soprintendente Piero Sanpaolesi. In autunno ben 50.000 vani risulteranno distrutti o inagibili, con circa 18.000 persone senza un tetto e senz’ acqua, elettricità e gas. I trasporti urbani, in primis su rotaia, resteranno in ginocchio per mesi. La ricostruzione della città, con la cancellazione delle sue ferite di guerra, richiederà alcuni decenni.

Lascia un commento